A distanza di ventidue anni dalla storica rivolta popolare di Scanzano Jonico, che a novembre 2003 unรฌ tutta la Basilicata in un grido di dignitร  e resistenza contro lโ€™imposizione del deposito nazionale delle scorie nucleari, ci ritroviamo ancora una volta a difendere la nostra terra da un attacco frontale.
Nel silenzio assordante della Giunta Bardi, la Basilicata ha espresso, lo scorso luglio, un parere favorevole alla legge delega sul nucleare, aprendo la porta a un nuovo assalto ai nostri territori. Una scelta presa senza alcun confronto pubblico nรฉ passaggio consiliare, che svela il vero volto di un governo regionale prono agli interessi calati dallโ€™alto e totalmente scollegato dalla volontร  dei cittadini.
Secondo la nuova CNAI โ€“ Carta nazionale delle aree idonee, ben 14 dei 51 siti individuati in Italia come idonei alla localizzazione del deposito nazionale delle scorie si trovano in Basilicata. Un numero spropositato, che da solo dovrebbe bastare a far suonare tutti gli allarmi. E invece no. Il presidente Bardi, in perfetta solitudine, ha deciso di svendere il territorio lucano in nome di una retorica sullโ€™โ€œuso sostenibile del nucleareโ€ che offende la nostra storia, la nostra memoria e la nostra intelligenza.
Per far ingoiare il rospo si parla di โ€œuso sostenibileโ€ quando si tratta di scorie radioattive, che resteranno pericolose per millenni e che giร  oggi, al Centro Trisaia, rappresentano un problema ambientale ancora irrisolto.
A fronte di tutto ciรฒ, pretendiamo lโ€™immediata discussione in Consiglio Regionale. Basta col gioco delle tre carte e con documenti firmati nel buio degli uffici romani. Il popolo lucano ha il diritto di sapere cosa si sta decidendo sul proprio futuro.
Domani ricorre lโ€™anniversario dellโ€™inizio di quella straordinaria mobilitazione popolare che ebbe il suo apice nella marcia dei centomila del 23 novembre 2003, che seppe fermare lโ€™arroganza del potere centrale. A quella memoria ci richiamiamo oggi con forza. E rilanciamo un messaggio chiaro: la Basilicata non si tocca.

Michele Potenza

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